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Il disastroso stato della politica nei paesi Africani: Un invito inappellabile al cambiamento

Come teorizzato da Darwin la storia dell’umanità è iniziata in Africa, e le scoperte scientifiche hanno postulato da sempre e all’unisono che anche lo sviluppo della civiltà è iniziato là. Sempre secondo Darwin è stato in Africa che l’Homo-Erectus, nostro antenato, ha iniziato a utilizzare strumenti lapidei circa due milioni di anni fa prima d’iniziare a migrare in Europa. Le prime testimonianze relative all’uso consapevole e mirato del fuoco si possono trovare nel sito di Wonderwerk ubicato nella provincia del Capo Nord in Sudafrica. (Berna, Francese et al., 2012)

Poiché erano diffusi in Africa l’utilizzo e il controllo di oggetti complessi oltre due milioni di anni fa, c’è da chiedersi perché i paesi africani di oggi non sono in grado di comprendere la complessità della politica e di dedicarsi semplicemente all’idea di “SELF”. La risposta, credo, sia da ricercare nel periodo neo-imperialista che ha fatto seguito alla Conferenza di Berlino del 1884-1885, il cui atto conclusivo sancì la spartizione delle colonie e degli imperi africani tra i 14 paesi che sedevano al tavolo della conferenza nella capitale tedesca. A seguito delle successive conquiste e della massiccia occupazione dell’Africa da parte delle potenze europee questo atto singolare ha determinato il regresso della civiltà africana di parecchi decenni, ma ha segnato anche la nascita di un particolare “tipo” di politica nel continente africano.

Prima della conferenza di Berlino l’Africa era divisa in imperi, regni e protettorati con processi di governo complessi, ma anche definiti e trasparenti, cui potremmo attribuire il nome di “Early African Politics” (E.A.P.). In Nigeria, ad esempio, il Regno del Benin aveva già adottato un modello di EAP fin dall’XI secolo per dare un assetto al governo e instaurare relazioni commerciali praticabili e reciprocamente vantaggiose prima della conquista europea dell’Africa.

Le politiche successivamente introdotte dalle potenze europee conquistatrici erano qualcosa di completamente estraneo alle comunità dell’Africa. Gli africani furono sottoposti a un regime di “divide et impera” che ha continuato a essere applicato senza tenere conto delle trasformazioni che accompagnavano l’evolversi dei tempi.

Finché i paesi africani non saranno in grado di decidere il proprio futuro e ridefinire le proprie politiche, l’Africa continuerà a restare quel continente molto povero che suscita costantemente sentimenti di pietà. I giovani leader africani devono attivamente promuovere forme di rivoluzione, non tanto intese a rimuovere i dittatori (come in Tunisia, in Marocco e in Sudan che ora stanno peggio di prima) quanto piuttosto a cambiare radicalmente il modo in cui i normali cittadini sono trattati. L’Africa ha persone intellettualmente dotate; perciò “chi è al potere” non avrebbe difficoltà a favorire lo sviluppo dell’autodeterminazione sia individuale che collettiva. Se ciò fosse fatto correttamente, il continente africano potrebbe raggiungere una migliore condizione liberandosi dalle catene dell’Occidente, migliorando la qualità della vita in quella che è stata la culla della civiltà e riducendo il peso degli attacchi terroristici diretti dall’Africa verso il resto del mondo e, peggio, verso la stessa Africa.


Ololade Dalley

Master in eHealth and Telemedicine Management

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