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The Clinton – Trump Issue

Quando le elezioni assumono risvolti cruciali come mai in passato, le strategie politiche stimolano la presa di coscienza anche di chi vive a migliaia di chilometri dagli Stati Uniti. Chi sarà il “Presidente del Mondo” è una domanda che accende discussioni via via che le cose si complicano. Il successore di Barack Obama sarà senza dubbio il candidato in grado di organizzare la campagna elettorale più puntuale e concreta e, soprattutto, di gestirla alla perfezione. Fino ad allora, i due personaggi di maggiore spicco, così diversi tra loro, divideranno inevitabilmente l’opinione pubblica americana.

Il sistema elettorale americano si contraddistingue per le sue profonde peculiarità, legittimando  discrepanze programmatiche tra candidati dello stesso partito nel susseguirsi delle varie competizioni elettorali. In particolare, ogni candidato ha il diritto di includere parti specifiche della linea politica del partito nel proprio programma, scegliendole liberamente. Inoltre, nell’ambito delle strategie di comunicazione, le campagne politiche influenzano e sono influenzate dal popolo americano (doppia relazione causale). Di conseguenza, è opportuno analizzare i dati sociopolitici degli USA, relativi a questo quadro d’insieme, in base a come sono strutturate le campagne elettorali dei due candidati.

Per il radicato senso di nazione, gli americani, per prima cosa, non possono non aspettarsi un aumento delle spese strategiche come conseguenza della costante minaccia dell’ISIS. In effetti, questa convinzione trova ampio sostegno presso gli elettori repubblicani. Nello stesso tempo, il 57% degli americani si dichiara a favore del coinvolgimento dello stato nelle politiche interne, perché ci sono altri temi, quali il welfare o il sistema dell’assistenza sanitaria, che necessitano anch’essi di sostanziali interventi. D’altra parte, gli elettori democratici esprimono preoccupazione per altre questioni non meno importanti, come, per esempio, i cambiamenti climatici.

Di conseguenza, analizzare le aspettative degli elettori è di fondamentale importanza per riuscire o a comprenderne le esigenze o a indirizzarli. Ancor prima di questo, non possiamo trascurare il fatto che stiamo parlando di una società etnicamente divisa, con una popolazione nata all’estero che rappresenta il 15% del totale. I nuclei familiari che tendono a diversificarsi per l’aumento dei divorzi, il coinvolgimento delle donne nelle attività lavorative, le disuguaglianze nei redditi e il significativo invecchiamento della popolazione sono diventati una spina nel fianco dei due candidati, rendendo le cose ancora più complesse rispetto al passato.

Dopo l’analisi in due parole della situazione attuale della società americana, è tempo di prendere in esame le strategie adottate dalle due personalità in competizione.

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La campagna presidenziale di Hillary Clinton per il 2016 è stata annunciata il 12 aprile 2015 con un video di YouTube. Le differenze sociali sono diventate rapidamente il principale obiettivo della Clinton che ha posto gli ispano-americani, le donne, gli afro-americani e le comunità con diverso orientamento sessuale o LGBT al centro del suo messaggio politico. L’equità e l’uguaglianza sono i valori che più frequentemente sono proposti al pubblico. Mentre le opinioni espresse a favore delle comunità LGBT, così come della contraccezione, trovano l’appoggio dei più giovani, la lotta per l’uguaglianza razziale mobilita gli stati del sud, dove c’è una significativa crescita delle popolazioni di ispano-americani, di immigrati e di afro-americani. Questo è appunto il motivo per cui la signora Clinton si è presentata come la prima donna presidente e come successore del primo presidente nero, Barack Obama.

Il suo progetto si basa sulla continuità della politica di Obama, considerando il fatto che la gente è più o meno soddisfatta delle politiche implementate durante la sua presidenza. E, naturalmente, dobbiamo tenere conto del sostegno che Obama e Bernie Sanders assicurano a Hillary.

Per quanto riguarda il presidente uscente, lo slogan “Io sono con lei” è diventato popolare, esercitando una notevole influenza sui cittadini che sono a suo favore e sugli indecisi che erano comunque soddisfatti delle sue politiche. Di conseguenza, questo tipo di sostegno può attrarre una varietà di elettori che altrimenti sarebbero restati a casa. Possiamo considerare questa come una strategia rivolta a “Recuperare voti”.

Per quanto riguarda il secondo, Bernie Sanders, è stata una scelta di Hillary di parlare apertamente in suo favore, pur essendo stato suo rivale in passato. In questo modo Hillary non solo tenta di assicurare l’unità del partito con l’adozione parziale delle dichiarazioni programmatiche di Sanders (lotta contro le disuguaglianze nei redditi, graduale eliminazione in futuro delle sponsorizzazioni durante le campagne elettorali), ma anche di attrarre i sostenitori di Sanders.

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In campo repubblicano, Trump personifica un imprenditore dalle “mani pulite”, uno che non era stato impegnato attivamente in politica fino a poco tempo fa, nonostante i diversi tentativi fatti in passato (a partire dal 1988, quando ha cercato di candidarsi come vice presidente nell’amministrazione di George Bush). Fin dall’inizio, la radicalizzazione è stata la qualità distintiva con cui si è presentato al pubblico e che lo ha reso rapidamente popolare. Alcuni sostengono che niente crea risonanza quanto la cattiva pubblicità; questo potrebbe spiegare in parte la sua popolarità nella società americana. I discorsi arroganti, autoritari e polemici hanno attirato rapidamente l’attenzione dei media, un’arena in cui effettivamente desiderava entrare.

Dovremmo anche considerare che Trump ha speso inizialmente soltanto somme modeste nella  pubblicità — $ 10 milioni entro il 2016 febbraio — ma la sua strategia elettorale è stata così bene architettata che, in un modo o nell’altro, gli ha consentito di prendere il sopravvento nella copertura e nell’attenzione mediatica. Da questo punto di vista, Trump ha senza dubbio conseguito un grande successo nel mondo dei media.

Per quanto riguarda i gruppi target del suo messaggio politico, i colletti blu e le persone meno colte tendono ad essere i suoi sostenitori più convinti, con una stragrande maggioranza che si esprime a favore dei programmi di sicurezza dei confini e delle tesi anti-immigrazione. Seguendo una strategia di triangolazione, ha adottato un programma politico indirizzato verso il “centro” per attirare elettori poco orientati o con nessuna preferenza politica, che ripongono le loro speranze nel “nuovo”. In particolare, la chiusura temporanea delle frontiere, l’atteggiamento positivo verso gli ispanici e l’assunzione delle donne in posizioni di rilievo, compatibilmente con il progetto elettorale complessivo, sono elementi di questa strategia.

“Rendere di nuovo grande l’America” è il suo slogan. A causa dell’orientamento conservatore, Trump motiva e attira la popolazione di origine latina e i cristiani protestanti (che rappresentano rispettivamente il 55% e l’89% della popolazione). Di conseguenza, il risultato della competizione elettorale sembra dipendere da fattori etnici e religiosi. Tuttavia, secondo gli ultimi sviluppi riguardanti l’uragano Mathew scoppiato di recente in Florida, a questi fattori si sono aggiunti la capacità di rispondere a una crisi e quella di gestirla. La Florida è però uno degli “stati in bilico” che tende a ingigantire il proprio rilievo strategico.

I commenti a volte razzisti o misogini di Trump e altre volte il suo schietto populismo hanno contribuito agli elevati indici di preferenza che gli americani hanno espresso per lui. Storicamente, in tempi di crisi — e gli Stati Uniti potrebbero trovarsi in situazioni difficili — i politici che sostengono posizioni ideologiche molto forti ed estremistiche tendono ad avere un più ampio consenso da parte di un pubblico preoccupato. E Trump ha tratto vantaggio da questa situazione. In che modo i cittadini potrebbero confutare le sue proposte esagerate, focalizzate sulla creazione di un muro lungo il confine con il Messico (pagato dal governo messicano), l’espulsione immediata di tutti i clandestini, il divieto per i musulmani di entrare negli Stati Uniti come “potenziali terroristi”?

Le sue cosiddette posizioni “estremistiche” inizialmente hanno sconvolto l’opinione pubblica e messo in evidenza il vantaggio marginale di Hillary nei sondaggi. Allo stesso tempo, le speculazioni sulla salute di Hillary, coerenti con la strategia di denigrare gli avversari politici attaccandoli su questioni personali, sono state abbastanza opportune per attrarre elettori dai ranghi dei democratici. Nella mente degli elettori, ogni accenno a problemi di salute implica immediatamente un’impressione di debolezza generale e l’inadeguatezza a dirigere il paese.

Poiché il risultato di questa competizione elettorale sembra ancora davvero incerto e tutti sono in attesa dell’esito finale, auguriamoci il meglio per gli Stati Uniti, auguriamoci il meglio per il mondo.


 

Symeon Christofyllidis

Master in Political Marketing

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