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The Success Story of CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement)

A Bruxelles, l’Unione europea e il Canada hanno sottoscritto di recente un Accordo Economico e Commerciale Globale (CETA). Si tratta di un trattato internazionale bilaterale volto a stabilire relazioni di libero scambio tra i paesi firmatari. I negoziati sono iniziati molti anni fa, tuttavia, a causa dell’opposizione del Belgio, non sono stati raggiunti risultati concreti fino a sabato 29 ottobre 2016.

Il trattato presenta aspetti controversi che richiedono approfondimenti.

Il primo punto da chiarire è il quadro d’insieme dei rapporti tra i due contraenti; l’analisi di quest’aspetto è indispensabile per capire perché i delegati del Canada e degli Stati Membri dell’UE hanno negoziato tanto a lungo per raggiungere questo accordo.

È importante sottolineare che il Canada è il 12° partner commerciale dell’UE in ordine d’importanza, costituendo lo sbocco del 10% del commercio estero dell’Europa, mentre l’Unione è il secondo partner commerciale del Canada (dopo gli Stati Uniti).

L’UE esporta in Canada soprattutto macchinari, mezzi di trasporto e prodotti chimici, importando a sua volta risorse naturali, fonti di energia, materie prime, know-how e ottenendo opportunità di lavoro per la popolazione europea.

Per questi motivi, il trattato CETA è stato istituito allo scopo di semplificare gli scambi e gli investimenti, di estenderli e renderli più equi. In totale, gli scambi annui di beni e servizi sono valutati € 60 miliardi e più di € 120 miliardi, rispettivamente.

Che cosa potrebbe essere più conveniente e vantaggioso per l’UE di un trattato in grado di favorire sviluppi commerciali in un mercato ampio e in piena salute come quello canadese?

In questi tempi di incertezza economica, l’accordo persegue gli obiettivi stabiliti dall’Unione nell’ambito della strategia “Europa 2020”, che prevedono di conseguire l’occupazione del 75% della popolazione dai 20 ai 64 anni e rendere l’Europa un luogo più sostenibile dove lavorare, creando le condizioni per un’economia più competitiva. Si prevede che l’accordo consentirà d’incrementare gli scambi di beni e servizi tra l’UE e il Canada di quasi un quarto, dando priorità alla crescita, a investimenti concreti, alla ricerca e all’innovazione.

Inoltre, CETA è un trattato a sviluppi progressivi che, con riferimento al mondo degli affari, contribuirà a eliminare i dazi all’importazione (gli esportatori europei risparmieranno circa € 500 milioni all’anno), permetterà alle imprese dell’EU di partecipare ad appalti pubblici in Canada, promuoverà lo scambio di personale tra le due parti e proteggerà innovazioni, prodotti alimentari tradizionali e opere d’arte europei dalle contraffazioni illegali in Canada.

Nel settore agricolo, il mercato liberalizzato consentirà ai consumatori di disporre di più prodotti tra cui scegliere, permettendo alle aziende di tenere i prezzi bassi. Come principale produttore di prodotti alimentari di elevata qualità, l’UE sarà in grado di vendere di più in un mercato ad alto reddito e quindi di aumentare i profitti.

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Nel caso in cui tutto ciò non sia abbastanza convincente, le garanzie offerte dal trattato CETA potrebbero essere incoraggianti anche per i cittadini europei più scettici. In base alla bozza di risoluzione (capitolo 21, articolo 21.1, par. 2) è previsto, infatti, un “Forum di Cooperazione in Campo Normativo” che garantirà il rispetto dei trattati già esistenti — come il GATT per le merci o il GATS per servizi — così come la protezione per le persone, gli animali e le piante o per la salute e l’ambiente.

Il Forum avrà un ruolo consultivo suggerendo soluzioni tecniche ai legislatori, ma non interferirà nei processi decisionali e nelle politiche interne dei singoli paesi.

Di fatto, opererà come un organismo che assicura la conformità rispetto alle norme del Canada dei prodotti dell’UE destinati all’esportazione nel mercato canadese e viceversa, evitando che le aziende, in particolare le più piccole, sprechino denaro per questo scopo.

Il CETA non potrà neppure incidere negativamente sulla sicurezza alimentare (nessun pericolo per gli ormoni della crescita o gli OGM) o sull’ambiente, infatti la cooperazione tra le due parti è “limitata” ai temi delle politica di sviluppo. Inoltre, non c’è nessuna possibilità di condizionare il settore pubblico, tenendo conto del fatto che il CETA non ha alcun mandato per esercitare pressione sui governi per privatizzare o liberalizzare i servizi pubblici.

L’uguaglianza, il rispetto, la trasparenza e l’equità sono garantite attraverso regole che scoraggiano eventuali controversie sugli investimenti. Il fatto che un paese abbia un sistema giuridico forte non significa che la legge sia sempre in grado di proteggere gli investitori stranieri contro le discriminazioni dei governi. In altre parole il CETA potrà impedire che gli investitori siano trattati in modo iniquo nei paesi stranieri, stabilendo un sistema di risoluzione delle controversie relative agli investimenti autoritario e indipendente ed emanando regole procedurali per gli organismi giudicanti in grado di evitare azioni giudiziarie prive di fondamento.

Con la definizione di queste regole, gli investitori potranno avere le certezze giuridiche di cui hanno bisogno e, nello stesso tempo, la garanzia che il sistema non si presti ad arbìtri.

Un trattato a sviluppi progressivi con un sistema economico tra i più importanti a livello mondiale, come quello canadese, significa molto di più che limitarsi ad affrontare una pluralità di questioni relative agli scambi di prodotti e servizi. La bozza di quasi 1960 pagine promette un ambiente concreto, trasparente e reciprocamente vantaggioso per i produttori, i commercianti e gli investitori, contro il quale chi teme cospirazioni non potrà mai opporsi.

 


 

Symeon Christofyllidis

Master in Political Marketing

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